Spazio morto due. - { Curia, Delibere }
Esulo, Lunedì 21 Febbraio 2011 @ 11:23

Nello spazio urlano in troppi.
Siamo nel 1998 e sono solo. Un umano gettato in una bara formato nave spaziale, tre poteri, due abilità, un’arma, zero proiettili. Mutanti, robot dai passi così pesanti che rimbombano nell’illusorio deserto della Von Braun ed ho davvero paura. Allucinazioni, voci, audiolog che raccontano il dramma di un’epidemia di origine quasi demoniaca. Siamo nel 2008, dieci anni dopo, la nave non è più la Von Braun ma la Ishimura, non è più una nave da crociera spaziale ma un mezzo minerario ed io, nonostante sia più in forma, più forte, più protetto, sono sempre solo, tre armi, due poteri, la volontà di voler sopravvivere e sempre, come dieci anni fa, senza proiettili. Robaccia demoniaca, mostri mutanti, niente robot, stavolta non servono, c’è già abbastanza roba agghiacciante e deforme che tenta di uccidermi ogni tre passi. Sopravvivo ancora, stanco, spaventato, pazzo, se prima era System Shock 2 ora è Dead Space, ne avrò avuto abbastanza?

00:00:00 Siamo nel 2011, e mi sono svegliato in un manicomio. Brutto svegliarsi da quello che si sperava fosse un incubo per ritrovarsi in una realtà ancora peggiore. Stesso copione. Mutanti, carne che cerca di massacrarmi ad ogni angolo, urla, sangue. 13 anni e ancora non mi sono abituato. Solo, ancora una volta, i pazzi e i falsi amici che tentano di aiutarmi non li ho mai calcolati. Solo, nessun’arma, nessun potere speciale, neanche una singola unità di energia al plasma. Ah sì, UNA camicia di forza. Scappo perché c’è da scappare, mi muovo meglio rispetto a tre anni fa, sarà che stavolta i bastardi che mi vogliono invitare alla loro cena sono più veloci, più cattivi, più rumorosi e puzzano pure di più, come se fosse davvero possibile. La deliziosa monotonia dell’Ishimura, dove mi sentivo quasi a casa, si è trasformata in una città, un tempo abitata da persone…presumo. Le luci colorate e le musiche del carillion all’interno del Kindergarten mi mettono una nuova inquietudine, bambini deformati ed esplosivi escono da ogni dove, come se i loro genitori necromorfi non bastassero. I corridoi di questo avamposto galleggiante attorno a Saturno sono infestati, sia da pubblicità luminose che da mostri di ogni genere. Raccolgo voci disperate per farmi ancora più male visto che dicono che stavolta è pure colpa mia.

01:34:23 Finalmente ho di nuovo una tuta, i soliti due poteri… e zero munizioni. Ne ho tre davanti a me, a circa 6 metri. Sulla destra ci sono dei pioli, uno posso farlo secco, ma c’è uno stronzo esplosivo e quel bastardo che corre alla velocità della luce, che subito parte con l’intento di assaggiarmi per primo.
4 metri.
Ancora troppo lontano, prendo il piolo e trafiggo la faccia del più debole dei tre, ma quello  che corre sta arrivando troppo veloce e il RIG pulsante di rosso mi avverte che basterebbe un raffreddore cosmico per farmi morire istantaneamente, figurarsi una carezza data da quell’artiglio lungo un metro.
2 metri. Il bastardo strisciante salta, devo agire ora.
Stasi, corro di lato, aspetto che lo stronzo esplosivo inizi a caricare il colpo, Stasi anche su di lui. Corro indietro, vado verso il primo necromorfo, impalato su una locandina di un villaggio turistico, estraggo il paletto, mi giro, la stasi sta per svanire ed ho un solo colpo. Calmo, lucido, prendo la mira, verso quella sacca gialla esplosiva. Lancio. La carne si espande ovunque, due necromorfi con una spada. Zero munizioni, forse non mi servono… ancora.

02:00:00 Continuo ad avere allucinazioni, vedo lei con bocca e orbite fiammeggianti che vomita insulti… ma non è stata colpa mia. Tutto questo dev’essere opera del Marchio, come sull’Ishimura, solo che non so assolutamente nulla di quanto successo nei tre anni precedenti. La stazione Sprawl è un casino, non solo alloggi, negozi, piazze ricreative ma anche impianti produttivi, fumo e vapore ovunque, macchinari che fanno un rumore assurdo ma nonostante tutto i sibili e i rantoli si elevano al di sopra di tutto. Mi pare di aver visto un necromorfo che assomigliava ad un lupo mannaro dietro una cassa, ma è sparito ad una velocità pazzesca. Poi un ululato ed un altro in risposta…si sono evoluti anche loro? O è un altra allucinazione?

03:03:23 Ora capisco perché ho scelto di essere un ingegnere e credere nella scienza e non nella religione. Conoscenza, precisione e sapere dove mettere le mani, tutte cose che mi permettono di sopravvivere dove pugni e calci non sono abbastanza. La religione o, meglio, Unitology, professa uguaglianza, parla di riti in comunità in chiese come questa, nere e cupe e che i riflessi e le luci blu che vengono dall’alto rallegrano ben poco. Invitare ad un rito un necromorfo o stargli a spiegare il perché siamo tutti uguali mi sembra una gran perdita di tempo. Sono per le vie pratiche, due colpi, il primo alla gamba, il secondo al braccio, se così si possono chiamare. Concludere tutto con un bel “45″ sulla testa, che –per chi si chiede cosa sia– è solo la misura del mio stivale di lavoro.

05:43:17 Quasi 6 ore che sono sveglio, l’ultima mezz’ora passata galleggiando tra mille stanze a gravità Zero, libero di volteggiare. Nonostante il pericolo mi rilassa sempre e questa libertà di movimento anche se disorientante mi fa capire davvero cosa significhi non avere punti di riferimento. Un colpo d’aria compressa e sfreccio nel vuoto, non rischiassi la vita ogni minuto che rimango in questa base mi potrei quasi divertire. Sono stanco e mi chiedo come faccio ad essere ancora vivo. Nella mente ho ancora vividi i ricordi di un estenuante scontro con un bestione alto 4 metri. Mi ha usato come una pallina da tennis, sballonzolato in giro come carta straccia. Sono salvo per miracolo grazie alla mira, che fece vincere Davide contro Golia, e ad un fortunato gioco di sponda. Potevo finire inghiottito nello zero assoluto del cosmo ma l’ho scampata, anche se sono finito in un posto non molto rassicurante. In queste sei ore mi sono fatto corse su treni lanciati a velocità folli senza controllo, voli spaziali da 20.000 km di altezza, passeggiate cosmiche senza ossigeno con pannelli solari giganti e mostri fluttuanti ma forse adesso ce l’ho quasi fatta. Sì, c’è un inconveniente, ma forse basterà entrare nella stazione che abbiamo appena passato, dov’è c’è quella grossa nave attraccata. La stiamo per raggiungere e, se dio vuole, una volta dentro potrò andarmene di qua e… no! Ma quella è… di nuovo…

Ayertosco


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