Storie di funari: le due schede (seconda parte) - { Roba pesante }
THE REAL GIUSTIZIERE, Sabato 20 Settembre 2008 @ 14:34

In fondo ad un crepaccio dell’appennino tosco-emiliano, agonizzante tra le lamiere contorte della mia Peugeot 205, con l’ultimo pensiero rivolto a lei, ingannevole fautrice del mio triste fato. Era dunque questo il finale  che le terribili Parche mi avevano riservato? Potevo davvero io, l’indiscusso giustiziere dei due mondi, finire in maniera  così ignobile?

In balia di un devastante effetto pendolo, lanciato a 140 km/h, istintivamente cercai di contenere, con rapide controsterzate, quelle terribili sbandate. Le prime due, violentissime, mi fecero quasi urtare contro le protezioni laterali della carreggiata e anche le successive non furono da meno. Oscillai da una parte all’altra per altre due volte poi,  proprio nel momento in cui ogni speranza sembrava persa, la mia gloriosa 205 tornò ad essere improvvisamente guidabile e in pochi attimi riuscii a riprenderne il controllo. Era tutto finito, ero vivo ed era ovvio: avevo appena fregato le Parche.


Dopo quello spavento, il minimo che potessi fare era rallentare e infatti è quello che feci per ben 5 km, il timore però che quel pagliaccio potesse vendere la scheda, magari due minuti prima del mio arrivo, rispedì ben presto nell’oblio tutti i buoni propositi che mi ero prefisso e così mi ritrovai di nuovo lanciato a tutta velocità su quel tracciato infernale.
Dopo circa un’ora giunsi finalmente nei pressi del centro commerciale, parcheggiai davanti all’ingresso e una volta fuori dall’auto, mi recai immediatamente all’interno dell’enorme struttura alla ricerca del negozio. Perlustrai attentamente il piano inferiore purtroppo senza successo, così decisi di passare a quello superiore. Scelsi di usare le scale mobili ma proprio durante quella interminabile ascesa ebbi l’ennesima, drammatica, sorpresa. Nella rampa che si muoveva in senso opposto un ragazzetto teneva in mano una grande borsa all’interno della quale mi parve di scorgere una scatola del tutto simile a quella che avrebbe dovuto contenere la scheda che bramavo. Rimasi immobile ad osservare il misterioso involucro per alcuni secondi, non potevo credere che il destino mi avesse giocato uno scherzo simile. Con la funari ormai incontenibile, perplesso e allo stesso tempo angosciato, arrivai al piano superiore, dopo una breve ricerca,  trovai finalmente il negozio. Con lo scatto di un ghepardo mi precipitai all’interno dove uno strano  commesso stava discutendo animatamente al telefono, riconobbi immediatamente la voce, era colui con il quale avevo parlato quella mattina.
Camminando in cerchio, sudato e ansioso, attesi che la telefonata giungesse al termine poi, dopo gli inevitabili convenevoli, domandai con tono deciso se la scheda si trovasse ancora lì. Senza darmi una risposta il tizio si voltò e sparì dietro ad una porta posta proprio dietro alla cassa. Pensai che sarebbe tornato con la scheda e invece dopo pochi minuti riapparve a mani vuote. Con un’espressione tutt’altro che rassicurante iniziò a sfogliare freneticamente un enorme registro per poi sparire di nuovo dietro alla porta dalla quale era appena entrato. In quei lunghi minuti di snervante attesa mi convinsi che quel pagliaccio avesse venduto la scheda al ragazzo che avevo appena visto sulle scale e che quella stucchevole sceneggiata alla fine non fosse altro che il triste epilogo di un tremendo dileggio. Ma anche l’indiscusso giustiziere dei due mondi a volte può sbagliare,con mio sommo stupore vidi tornare il commesso con in mano la scheda. Eccitato come un capriolo tolsi di mano all’indegno portatore il prezioso manufatto, saldai il mio debito e raggiunsi di gran fretta la macchina.  Con una sgommata che riecheggia ancor oggi tra le verdeggianti colline bolognesi  partii in direzione Pistoia,  avevo il cuore in fiamme e mai come in quella occasione mi sentii artefice del mio destino.  Certo di aver cambiato le sorti di quella che per le oscure tessitrici sarebbe sicuramente stata la giornata della mia sconfitta spinsi la mia povera Peugeot oltre ogni limite, nessuna curva truffaldina avrebbe impedito il compiersi del mio fato.
Arrivai a casa nel tardo pomeriggio, sotto l’influsso di un potere oscuro, con le mani tremolanti iniziai ad assemblare i preziosi componenti. Dopo circa due ore, tra le mura umide della Tower of Doom, la mia creatura emise il suo primo vagito. Davanti al mostro senza tempo che avevo appena evocato, stanco come non lo ero mai stato, urlai ed imprecai, avevo sconfitto il destino ed ero pronto a gettare il mio avido sguardo nel futuro.
E così feci.
Non ho mai riferito quello che vidi nelle ore successive e non lo farò nemmeno questa volta. Quella notte mi addormentai davanti a quella creatura infernale, in sogno tre vecchie vennero a farmi visita e dopo avermi osservato a lungo con aria sgomenta, scuotendo la testa, si dileguarono in una nebbia spettrale…..


1 commento a “Storie di funari: le due schede (seconda parte)”

  1. Super Anto

    e nel frattempo la moglie scopava…

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